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Il diavolo ama la pesca... [e i pescatori]: un articolo sui vizi degli anglers

 

 

La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente... sparisce.

[I soliti sospetti, 1995]

 

Non importa che siate credenti o meno, perché sebbene le virtù siano un qualcosa che hanno anche una dimensione trascendente, riconosciuta da tutte le religioni, è anche vero che nascono e trovano base nell’ “uomo naturale”. Per i vizi è un po’ il rovescio della medaglia, ma è un qualcosa che ognuno di noi può sperimentare sulla propria pelle. Ho scritto queste righe pensando prima di tutto a me stesso, motivo per cui è implicito che lo scopo di questo articolo non è dare lezioni, esempi o giudicare, ma quello di scrivere dei pensieri ad alta voce sui vizi del mondo in cui viviamo.

 

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Vanità

“Decisamente il mio peccato preferito”, cosi commentava il principe delle tenebre nelle sembianze di Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo”. E su questo non abbiamo dubbi neanche noi. La vanità è il vizio numero uno dei pescatori. Siamo uomini ed è normale esserlo almeno un po’, ma ci sono dei casi in cui diventa una vera e propria malattia e allora inizia ad essere un difetto davvero antipatico. La tecnologia e la società in cui viviamo ha stereotipato e ingigantito molto questo aspetto. Molto più che prima si vive di apparenze e per molti si è quello che siamo nella timeline di facebook. Dalla foto del profilo al numero di like che riceviamo nel nostro ultimo aggiornamento. Non che prima non esistesse questo fenomeno ma quantomeno l’interazione dei superbi avveniva al bar o in banchina, era anche qua soggetta a prove e testimoni, ma era per cosi dire, più umana e per questo decisamente più tollerabile. A contrastare questa tendenza c’è anche la versione “buona” del vanesio, ovvero la cui politica è schernirsi e autosminuirsi per poter sentire ed avere i complimenti degli altri. La parola d’ordine quasi sempre è “non è stato facile” (Quando mai lo è?).

La tecnologia offre tanti vantaggi e permette delle cose davvero fantastiche ma allo stesso tempo appiattisce tutti su uno stesso piano e la stessa dinamica dei social (più visualizzazioni=maggior share=maggiore presenza) fa si che si creino delle figure mitologiche dal niente, citando Alessandro Idini, “questa è l'evoluzione del web: non è importante sapere, è importante che gli altri pensino che tu sappia”.

 

 

Anche qua niente di nuovo sotto il cielo, ma l’effetto a valanga è un qualcosa che prima era impossibile da ottenere, perlomeno per una persona comune. Nel senso che nel circolo di un bar, in un club di pesca, in un forum, quante persone si potevano raggiungere? 50? 100? Magari anche di più, ma tutto questo è niente in confronto alla potenziale portata di un social network, la cui azione non solo è determinata dalla persona in questione ma proprio dal meccanismo di funzionamento dei feed. Questo ha portato a far conoscere abusi, fermare guerre civili, svelare crimini, ma anche a far morire (prima del tempo) Nelson Mandela (un esempio di informazione fake), diffamare persone ingiustamente, creare dei falsi miti e dei falsi profeti. Quanti Balotelli ci sono nel mondo della pesca?

 

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Avarizia

L’avarizia viene vista come la mancanza di generosità. In gran parte lo è. Nei pescatori si manifesta in vari modi, il primo che mi viene in mente è quello di non riconoscere le proprie origini, da dove veniamo. Nessuno “è nato imparato” e non credo a chi dice di essersi fatto (tutto) da solo. Spesso ricordo le persone a cui devo quello che sono, non perché sia un lecchino ma perché è una forma di giustizia e  trovo sia importante quando capita di ricevere dei complimenti per un successo professionale, ad esempio. Quanto detto implica (per l’avaro) anche il fatto di non essere altrettanto generosi con le persone che abbiamo affianco. Certo a volte capita di essere generosi e di ricevere delle pedate in bocca, anzi a me capita spesso ultimamente, ma non penso di cambiare il mio modo di essere, anche se sarebbe più intelligente essere più prudenti. Ma ho sempre pensato che uno debba vivere la sua vita pienamente, e credo che la condivisione sia uno dei modi più belli che ci siano per farlo. Chi ne approfitta non ha una grande strada davanti, perché nella vita (prima o poi) la ruota gira e soprattutto è destinato a vivere male. Nell'amicizia, a pesca o nella vita, ciascuno mette in gioco quanto di più prezioso possiede. La posta è alta. Chi tradisce l'amicizia, distrugge anche la stima di se stesso. Ecco perché Nietzsche osserva che si può sempre perdonare il tradimento che l'amico ha fatto a nostro danno, ma è impossibile perdonargli il tradimento che ha fatto di se stesso.

 

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Ah, accumulare artificiali potrebbe essere visto come una forma di avarizia. Una sorta di piscina fatta di monete d'oro come quella di Paperone. Ma, considerato tutto (anche i due armadi stracolmi che ho davanti), credo proprio si tratti di un peccato veniale... :-D

 

Lussuria

Anche se il maschio latino sempre latino rimane, c’è da dire che la Lussuria non è fra i vizi della maggior parte degli anglers. E con questo non si vuole certo dire che girino in saio sulle scogliere, ma a difesa della mia teoria vi porto due argomenti/domande interessanti:

  1. Tu donna gelosa, se il tuo compagno esce da solo, dovresti preoccuparti, se si profuma e si tira a lucido spesso, idem… ma mi spieghi cosa c’è da preoccuparsi se esce in waders e vestito tipo Conan il barbaro, insieme ad una manica di brutti ceffi pelosi? E soprattutto alle 4 del mattino di una giornata in cui ogni persona sana di mente starebbe sotto le coperte???
  2. Tu uomo latino, fiero del tuo sexxappeal :-D, rispondi a questa domanda dentro di te (non in compagnia di altri mascoli). Se dovessi scegliere, ora, fra una serata galante con una bella fanciulla o la prospettiva di una serata in cui avrai una mangianza di lecce amia a tiro di canna o un’invasione di GT nel porticciolo dietro casa. Cosa sceglieresti??? [Vale solo una risposta ;-)]

 

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Invidia

Forse il peggiore di tutti. Stare male per i successi degli altri, percepire come un male che altre persone possano avere delle soddisfazioni che noi abbiamo o non abbiamo avuto. Una cattura, una copertina, un bel video, un contratto di sponsorizzazione, sono motivi stupidi ma che generano purtroppo molta invidia. Il problema è che l’invidioso non vive questa cosa solo dentro di se, ma la trasforma in un vero e proprio mondo in cui spesso include e trascina anche altre persone, abbracciando spesso la diffamazione. Oggi è molto più semplice, basta scrivere un post sui social o sul blog, o crearne uno appositamente solo con questo scopo. Poi occorre fare attenzione a due cose: badare bene di gettare la pietra (calunnia) 1) senza far capire chi la lancia (anonimi o pseudo-anonimi) o 2) facendo intendere molto bene il soggetto dell’invettiva ma senza farne il nome, perché l’invidioso raramente ha le palle per farlo, e soprattutto il fatto stesso di dirlo/scriverlo sarebbe un’ammissione della propria, meschina malattia.

Il vero problema degli invidiosi è che conoscono un solo modo per cercare di uscire da questo tunnel, e non è quello di una sana e onesta competizione (parlo sul lavoro) ma è basata unicamente sul cercare con tutti i mezzi possibili di affossare gli altri. E’ una brutta bestia e la cosa peggiore di questo vizio è che non ha neanche una parte divertente: l’invidioso è destinato a corrodersi con la sua stessa bile!

 

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Gola

La gola è un vizio troppo sottovalutato. Non stiamo parlando delle vostre prestazioni a tavola e/o di quanto siete in grado di ingerire nell’unità di tempo. Siamo Italiani, e solo per questo geneticamente modificati per mangiare bene e possibilmente meglio. Ma la gola, altrimenti detta ingordigia, non è solo una questione di panza. La gola è anche quella di una persona che per raggiungere un qualcosa/obiettivo passa sopra tutto (mangiandosi) il resto.  Sopra le persone che l’hanno cresciuto da un punto di vista alieutico o gli hanno aperto qualsiasi porta, compresa quella dell’amicizia. E’ un vizio che va a braccetto spesso con la vanità e a volte con l’invidia e per questo è uno dei più brutti, anche perché il goloso ha spesso anche il vizio di sputare nel piatto dove mangiava fino al giorno prima. Anche a Dante non erano molto simpatici i golosi e tutti sapete che fine gli fece fare.

 

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Ira

L’ira è un vizio che fra i vari, mi sembra il meno peggio. Si perché capisco una reazione emotiva di una persona che si incazza ed esce fuori dei gangheri. Non lo giustifico ma è una debolezza umana in cui c’è molta meno cattiveria che in altri tipi di reazioni. Sebbene sia un qualcosa di deplorevole, l'ira, a differenza di altri vizi, è palese, diretta, una cosa da uomini. E' un brutto vizio ma rispetta generalmente una delle virtù basilari dell'esistenza umana e della nobiltà d'animo delle persone, la lealtà [questa sconosciuta]. Per questo preferisco di gran lunga le persone che mi urlano la loro rabbia a chi cela il rancore sotto la sabbia. Preferisco i cattivi ai tiepidi.

“Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca” [Apocalisse].

 

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Accidia

Quando ero al liceo avevo difficoltà a capire bene cosa Dante volesse esprimere con questa parola. Oggi l’ho capito un po’ meglio e penso sia un vizio generalizzato che rimane spesso stagnante nel mondo in cui viviamo. Indolenza, non voler fare niente di buono, pigrizia ma soprattutto, mancanza di spirito di sacrificio. Il web ci aiuta in tante cose e spesso troviamo una soluzione in trenta secondi ad un problema a cui altri si sono sono spaccati la testa per anni. Bene cosi, deve essere cosi, si deve andare avanti. Sebbene stiamo parlando di vizi, non possiamo omettere quella che è la virtù per eccellenza di tutti i grandi pescatori, la perseveranza, il voler inseguire i propri sogni a prezzo di notti insonni, secchiate d’acqua in faccia, sudore e sangue, in una parola sacrificio. Sul web troviamo tutto, ma questo no, questo bisogna viverlo sbagliando e imparando ogni giorno, sapendo ricominciare proprio dai nostri errori.

 

 

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Chiudo citando Andrea Camilleri: “Questo articolo è inventato. Voglio dire che i personaggi, i loro nomi, le situazioni nelle quali vengono a trovarsi non hanno riferimento con persone realmente esistenti. Però è indubbio che il romanzo nasce da una precisa realtà. E quindi può succedere che qualcuno creda di riconoscersi in un personaggio o in una situazione, ma posso assicurare che si tratta di una disgraziata e assolutamente involontaria coincidenza”.

Ora scusatemi ma devo andare ad aggiornare lo stato di facebook… :-D ;-)

 

Antonio Varcasia